di Tinta Hispana
traduzione di Silvia Conforti

 

Quando abbiamo lanciato il nostro blog un mese e mezzo fa - proprio la stessa settimana che ha visto il primo focolaio di COVID-19 in Italia – non pensavamo che a metà aprile ci saremmo ritrovati confinati in casa a condividere questa condizione con tre quarti della popolazione mondiale. Nessun dubbio sul fatto che il mondo stia attraversando una congiuntura storica che mai avremmo pensato di vivere, una contingenza alla quale ognuno di noi, più o meno consapevolmente, più o meno silenziosamente, spera di sopravvivere. Una svolta che porterà con sé profondi cambiamenti sociali, economici e soprattutto antropologici, relativi cioè ai modi in cui concepiamo la vita, le relazioni umane e che determinano le nostre pratiche sociali. Alcuni di questi cambiamenti possiamo già intravederli dalla bolla delle nostre case, delle nostre vite confinate, isolate, forzatamente alienate.  Il confinamento ci fa vivere le nostre abitazioni come gabbie, nelle quali ci sentiamo letteralmente addomesticati, in cattività, privati non della mera libertà di uscire, ma della libertà di essere ciò che intrinsecamente siamo: animali sociali. Le relazioni sono ciò che ci manca davvero. Ed è questo uno dei motivi per cui, solo pochi giorni dopo il dichiarato stato di quarantena, ci siamo aggrappati alle videochiamate, come palliativo di testimonianza dell'Altro.

Tuttavia per quanto esseri umani restiamo pur sempre animali, e come tali rispondiamo in maniera adattiva ai cambiamenti del nostro habitat; e in quanto esseri umani, la prima ad adattarsi è proprio quella capacità esclusivamente umana che dagli animali ci differenzia, il linguaggio. Mentre la pandemia di COVID-19 si diffonde rapidamente – insieme alla cosiddetta infodemia alla quale siamo quotidianamente esposti – stiamo familiarizzando con un lessico nuovo, fatto di neologismi e termini scientifici che entrano nell’uso comune, parole che solo due mesi fa sarebbero suonate desuete, lontane dal nostro orizzonte semantico, circoscritte a tempi e spazi remoti. Parole come asintomatico, confinamento, confinare, quarantena, epidemia, ipocondria, pandemia, vaccino, virus, espressioni come spianare la curva, curva di contagio, malattie zoonotiche, stato di allarme, immunità di gregge, paziente zero, appaiono tra le parole più cercate sia su Google che sul DRAE (Diccionario de la Real Academia Española).

Se è vero che circostanze eccezionali producono nuove parole, è anche vero che queste sono di solito passeggere, e nonostante diventino molto di moda, nel lungo termine tendono a scomparire. In ogni caso alcune di esse potrebbero rimanere nell’uso comune (anche a seconda della durata dell’emergenza), oppure diventare simulacri semantici che in futuro ci rimanderanno velocemente al periodo che adesso stiamo attraversando.

Comunque vada abbiamo pensato che fosse interessante creare una sorta di memoria lessicale di questi giorni di cattività: una rubrica nel nostro blog in cui presentiamo ai nostri lettori alcune di queste parole, facendo conoscere la loro origine etimologica e l'evoluzione semantica che hanno avuto nel tempo. Sarà inoltre un’occasione di riflettere insieme sul momento che stiamo, e per questo vi invitiamo a lasciare i vostri commenti alle parole che più vi colpiranno. Speriamo che questa rubrica possa soddisfare la curiosità dei nostri lettori più affezionati e appassionati o che possano servire da momento di svago per affrontare il passaggio distorto di questo tempo che gocciola lento tra un “mai e poi mai” e un “chissà quando”.

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